Questo articolo ha suscitato in me delle belle emozioni.
Primo: avevo paura che il divino Abdul si fosse perso in qualche storiaccia;
Secondo: ma ... cazzo!?!. Quanto tempo è passato? Mi ricordo di Azim e Kareema (puppava sempre il latte) E ricordo anche Amina, donna bellissima.
"Diavolo di un Abdul. Riesci ad avere il suo numero a Racine (Wisconsin), lo trovi e lui risponde con la solita flemma: «Possiamo parlare fra due ore?». Okay, “mano di Maometto”. Il guaio è che due ore dopo il telefono squilla a vuoto e per ristabilire il contatto passano quattro giorni. Finalmente lo trovi a mezzanotte ora italiana e ti inonda di parole e di ricordi. «Scusami, ma sono appena tornato dal lavoro. La pensione? A 54 anni appena compiuti non mi posso permettere di andare in pensione, sono sempre un dipendente della Johnson Wax, l’industria che fa prodotti per pavimenti e che ha la sede principale nella mia città».
Il derby del cuore. «Una grande iniziativa, quella in programma il 30 maggio, quando mi hanno contattato ho detto sì al volo. Per rivedere Livorno, dove ho passato quattro anni bellissimi (dal 1981 al 1985) e dove ci sono tifosi speciali. Dentro di me conservo ricordi stupendi, quel periodo della mia vita non lo dimenticherò mai. Il guaio è che si è presentato un intoppo e fino a dicembre non posso riavere il passaporto...». Problemi legali, dice Abdul Jeelani con la solita voce profonda e lenta, la stessa di quando era un idolo della Libertas. (...) Inutile provare a saperne di più sui problemi legali addotti da Abdul. Quelle sue pause inconfondibili durante la conversazione sono un invito a desistere e a rispettare la privacy.
Il presente. Erano sette-otto anni che ne avevamo perso le tracce, ma Abdul Jeelani non fa alcuna fatica a colmare il vuoto temporale. «Abito sempre a Racine, sul lago Michigan - dice - e nel frattempo sono diventato nonno: mio figlio Azim ora ha 35 anni e tre bambini, lavora alla UPS - l’azienda che consegna pacchi nel mondo - non è più fisioterapista a Evanston, Illinois, ma è tornato a Racine. Mia figlia Kareema invece ha 28 anni e anche lei tre eredi. In tutto sono quattro femmine e due maschi, un bell’impegno anche per me come nonno. Io lavoro sempre alla Johnson Wax e nel tempo libero insegno basket ai ragazzini sotto i dodici anni. Mi piacerebbe poter allenare un team alle scuole primarie, di giocatori under 17, comunque mi diverto anche così. Nel frattempo ho divorziato da Amina e due anni fa ho sposato un’altra donna, Colette. Gli hobby? Faccio il nonno, insegno minibasket e guardo in televisione tantissime partite, dai college alla Nba. Sono contento che il campionato dei professionisti abbia aperto le porte ai migliori giocatori di tutto il mondo, oggi si vedono veramente dei grandi atleti. Ai miei tempi gente come Meneghin, Marzorati e Antonello Riva sarebbe stata molto competitiva anche nella Nba, purtroppo quello era un discorso chiuso per i non americani».
I ricordi. Gli parli di Livorno e il rubinetto di Abdul Jeelani diventa una cascata: «Digitando su Google le parole basket e Livorno ho saputo che l’ingegner Boris e Giancarlo Primo sono morti, e mi dispiace molto. Anch’io nel 2004 ho perso la madre, un grande dolore. E i fratelli D’Alesio stanno sempre dentro il basket?». Gli rispondi che sono usciti dal giro e la voce di Abdul cambia tono. «Peccato, sono grandi persone e hanno fatto tanto. Una piazza come Livorno merita di avere dirigenti come loro». Ora poi abbiamo anche un palasport da ottomila posti...«Davvero? Bello, Livorno è una bellissima città sul mare e per il basket è una piazza storica, very special, che si meriterebbe una società forte. Bologna sarà anche la capitale di questo sport, però la Livorno che conoscevo io non era da meno. I tifosi di Livorno per me sono stati i migliori».
Gli ex compagni. Abdul Jeelani non dimentica: «Massimo Giusti lavora sempre in banca? E Fantozzi gioca ancora? E poi che fine ha fatto Mimmo Giroldi?». Avute le risposte continua a rivivere i frammenti della sua storia livornese. «Non sento Kevin Restani da una quindicina di anni, a quei tempi faceva l’allenatore in una high school di San Francisco». Esatto, è ancora così. «Io ho compiuto 54 anni a febbraio, ma il fisico risponde sempre, non mi lamento. Una cortesia: potrei avere un’altra copia del libro che celebrò il compleanno della Libertas?». L’appello è lanciato, se qualche collezionista avesse voglia di esaudire questo desiderio può farlo. Abdul Jeelani ha lasciato indirizzo e numero di telefono. Il suo legame con Livorno non si è spezzato. Non si è mai troppo lontani per non trovarsi.
(r.m. da il Tirreno, maggio 2008)

(all stars game 1982)
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